Diventare genitori significa intraprendere un viaggio in cui si intrecciano amore, responsabilità e inevitabili momenti di incertezza. Il genitore non nasce tale, ma si forma attraverso l’esperienza, il legame con il bambino e la propria storia personale. Tuttavia, il compito di crescere un figlio non avviene in un vuoto emotivo: esso richiama inevitabilmente i vissuti infantili del genitore stesso, attivando dinamiche che spesso sfuggono alla consapevolezza.
La società contemporanea, pur enfatizzando l’importanza della genitorialità, tende a trascurare un aspetto essenziale: non esistono genitori perfetti, ma solo genitori sufficientemente buoni. E proprio nel tentativo di adempiere a un ruolo così complesso, possono emergere difficoltà che, se non riconosciute e comprese, rischiano di trasformarsi in sofferenza sia per il genitore che per il figlio.
Il ricorso a un terapeuta per un supporto alla genitorialità non rappresenta un’ammissione di debolezza, bensì un atto di maturità e responsabilità. Il terapeuta non si sostituisce al genitore, né impone modelli preconfezionati, ma offre uno spazio di ascolto e riflessione. In questo spazio, il genitore può esplorare le proprie ansie, i propri vissuti e i significati nascosti dietro le difficoltà incontrate nel rapporto con il proprio bambino.
Un bambino, infatti, non necessita di un genitore impeccabile, bensì di un genitore autentico, capace di rispondere ai suoi bisogni emotivi senza essere paralizzato dalla paura di sbagliare. Se un genitore riesce a comprendere e tollerare le proprie incertezze, può trasmettere al figlio un senso di sicurezza che non deriva dalla perfezione, ma dalla capacità di accogliere e affrontare le difficoltà.
Inoltre, il lavoro terapeutico può aiutare il genitore a distinguere i bisogni reali del figlio dalle proprie proiezioni, evitando che ansie o aspettative inconsce interferiscano nella relazione. Attraverso la comprensione di sé, il genitore può sviluppare una maggiore capacità di sintonizzazione con il proprio figlio, facilitando un attaccamento sicuro e favorendo un ambiente affettivo che sostenga lo sviluppo del bambino.
Infine, il supporto alla genitorialità non è solo un intervento per la gestione delle difficoltà, ma anche un’occasione di crescita personale. Il processo di riflessione che si avvia nel contesto terapeutico consente al genitore di riscoprire le proprie risorse e di sviluppare una relazione più armoniosa con il proprio bambino.
Chiedere aiuto non significa fallire come genitori, ma riconoscere che la genitorialità è un compito complesso che merita attenzione, comprensione e, quando necessario, un sopporto adeguato.
Un genitore che si prende cura di sé, infatti, si prende cura anche del proprio figlio.
Dr.ssa Martina Earle
Psicologa Psicoterapeuta a Trieste